DOTT.SSA PAOLA VALENZANO

Dire "NO!" Può cambiare la vita

Dire NO per molti può essere davvero difficile. Le persone per le quali è molto difficile fissare i limiti del rapporto con gli altri vivono pensando di doversi adattare a tutte le aspettative che gli altri hanno su di loro. A volte si sentono in colpa o provano vergogna nel dire di NO, ma fare continuamente le cose contro la propria volontà e possibilità può farli sentire abusati e arrabbiati.

Esistono delle vere e proprie trappole psicologiche per le quali ci si sente spinti a dire "Si" invece che "No": il dovere di essere gentili, ricerca di amore/accettazione/rispetto, paura di perdere amici/lavoro/familiari, l'incapacità di  percepire il proprio diritto a dire "No". Fondamentalmente c'è una insicurezza di fondo ed anche una scarsa capacità di pensare alla rimediabilità di alcune situazioni, un "No" viene visto come possibile minaccia di un equilibrio che, seppur con un costo enorme, non si potrebbe mai riguadagnare.

Dire di NO! Può cambiare la vitaQuesto freno, che impedisce di spingere il pulsante "No", impedisce anche di mettersi alla prova per sconfermare le proprie teorie catastrofiche e per rendersi finalmente conto del fatto che un "No" può non significare la perdita di un'amicizia, ma proprio quel "No" può porsi come l'inizio di un nuovo modo più utile e sano di funzionare. In alcune circostanze la compiacenza, anche a costo di far tacere le proprie esigenze, può essere utile, ma è importante che i "Si", come i "No", siano una scelta volontaria. Non si può pensare come comportamento utile sforzarsi di confermare sempre le aspettative degli altri, perché si finirà per essere travolti dalle richieste altrui, con il conseguente senso di frustrazione e rabbia, sia nei confronti dell'altro che verso se stessi. Questa rabbia può essere davvero pericolosa, perché porta ad una tale carica di energia negativa quando si ha di nuovo a che fare con la persona che ha fatto la richiesta da risultare scontrosi o aggressivi, creando un ambiente ostile. Iniziare a dire "No", magari dalle questioni più semplici, può far sperimentare un piacevole senso di soddisfazione e provare a se stessi che rifiutare una richiesta non pone necessariamente in pericolo le relazioni con le altre persone.

Dire "No" evita lo stress! Chi non sa dire "No" ed è costantemente preoccupato di piacere e compiacere gli altri, vive in uno stato di tensione e può sottoporsi ad un eccessivo affaticamento sia fisico che psicologico. Molto utile, quando si sa di essere tendenzialmente degli inguaribili affezionati al "Si", può essere temporeggiare: ci si prende del tempo per capire che tipo di richiesta c'è stata, se c'è una reale necessità dell'altro, se si ha modo e voglia di rispondere "Si", insomma fare una veloce rassegna dei costi e dei benefici che proverrebbero dal rispondere affermativamente o negativamente, quindi SCEGLIERE la risposta. Far arrivare il messaggio, nel senso di essere certi che l'altra persona comprenda la vostra scelta (il suo volerla accettare o meno diventa un problema dell'altra persona, ma se ne può sempre parlare). La scelta comprende anche capire quando può essere più utile un compromesso ("farò quello che mi hai chiesto ma non ora") o quando il "Si" sia davvero la risposta che vogliamo dare. Si possono anche esprimere i sentimenti che suscita sia la richiesta che il dire "No" ("mi stai mettendo in difficoltà con questa richiesta e mi dispiace non poterti rispondere subito, ma non me la sento ora di prendere questa decisione"), mettere l'altra persona a conoscenza dell'effetto della propria richiesta può essere utile.

Affermare il proprio "No" con fermezza, senza rabbia, ma comunicando sia a livello verbale che non verbale che è un "No" senza dubbi, ciò significa voce ferma e contatto visivo costante con l'interlocutore. Questo tipo di atteggiamento si può avere soltanto se si ha la piena consapevolezza che ciò che si sta affermando è un proprio diritto, non si sta compiendo alcun gesto infamante, non si sta rovinando il proprio destino e la propria immagine, al contrario si sta finalmente dando spazio a se stessi. Un altro elemento importante dell'esprimere un "No" è cercare di evitare di dare giustificazioni, sia perché fanno apparire agli occhi dell'interlocutore come se si fosse in difficoltà, come se il "No" fosse debole da solo, sia perché si da modo all'altro di iniziare un'opera di convincimento, una specie di "contrattazione" che parte proprio dalla giustificazione. Far capire che non si sta rifiutando la persona, ma la richiesta, dando l'idea di mettersi nei suoi panni, quando ciò è possibile. Si può iniziare con quei "No" che si percepiscono come meno "rischiosi", magari con le persone con le quali si è più tranquilli ed in rapporti confidenziali, per poi riuscire a rifiutare le richieste più impegnative. La sensazione di ritorno che se ne avrà sarà all'inizio probabilmente di frustrazione, ma pian piano ritrovarsi ad essere liberi da impegni ed incombenze fissate per l'incapacità di tirarsi indietro sarà sempre più piacevole e si riscoprirà, magari, il gusto di spendere quel tempo per se stessi. Mettere se stessi al primo posto non solo è un proprio diritto, ma è una delle chiavi fondamentali per "funzionare" meglio ed essere più sereni.